Instagram e la verità sull’addio ai “Mi piace”

Non si è mai trattato dei “Mi piace” su Instagram. O almeno non dovrebbe mai essere stato così secondo il popolare social network.
Instagram ha annunciato la scorsa settimana che avrebbe testato una nuova funzione che nasconde il numero di “mi piace” che una foto riceve. Il test si sta svolgendo in alcuni Paesi in tutto il mondo: Italia, Irlanda, Brasile, Australia, Nuova Zelanda e Giappone ed era già stato lanciato la scorsa primavera in Canada.

L’annuncio del test della nuova funzione “senza like” di Instagram

Il social media afferma come il suo obiettivo sia che gli utenti «si concentrino sulle foto e i video che condividono, non su quanti Mi piace ricevono», invitandoli a creare contenuti che siano più significativi e nella speranza di promuovere una migliore esperienza d’uso sulla piattaforma.

Instagram rassicura che «gli utenti potranno ancora visualizzare i propri like, ma i loro amici non saranno in grado di vedere quanti mi piace ha ricevuto il post».

Gli utenti potranno ancora vedere i propri like, ma i loro amici no

È una mossa audace quella della piattaforma social, ma probabilmente necessaria. Il cambiamento arriva in seguito alla crescente preoccupazione per l’effetto dei social media sulla salute mentale e l’autostima dei giovani.
Una recente proposta nel Regno Unito ha suggerito di porre dei limiti agli utenti minori di 18 anni nel cliccare “mi piace” su Facebook e Instagram o nel tenere vive il più a lungo possibile le conversazioni con i propri contatti con le “snapstreak” , le “strisce di snap” su Snapchat, riferisce la BBC.

Pochi anni fa il “Time Magazine” aveva riportato i risultati di un sondaggio tra adolescenti e giovani che dimostrava come Instagram avesse causato «alti livelli di ansia, depressione, bullismo e FOMO, Fear Of Missing Out», ovvero la paura di lasciarsi scappare qualcosa.

Reazioni alla nuova funzionalità “like free” di Instagram

Alcuni utenti sembrano apprezzare la nuova funzionalità, altri lo giudicano come l’inizio della fine per il social network, osservando che in questo modo le interazioni potrebbero diminuire.


Del resto, fino a oggi, Instagram si è sempre basato molto (troppo?) sui “like”, più che sulle interazioni, e cambiare questo meccanismo potrebbe portare alla piattaforma più proteste che benefici. Non si può negare infatti che i “Like” e gli altri dati statistici dei social siano ciò che esperti di marketing, brand internazionali e influencer utilizzano per valutare il successo di un prodotto o di un’esperienza. Senza uno strumento di misura (accurato e visibile a tutti) del successo di un’immagine, Instagram rischia di perdere gran parte dello slancio pubblicitario che ha ricevuto negli ultimi anni, anche grazie ad altri aggiornamenti strategici apportati di recente.

Addio ai “mi piace” su Instagram

Da parte sua, il social network deve ancora condividere i dati su quanto siano stati efficaci i primi mesi del test che nasconde i “mi piace”, ma l’estensione della nuova funzione ad altri sei paesi sembra suggerire risultati incoraggianti.

Il test potrebbe dare un’ulteriore impennata alla popolarità delle Instagram Stories, risultato che sembra essere tra gli auspici della piattaforma. Durante la conferenza Facebook F8 di maggio 2019 dedicata agli sviluppatori, il CEO di Instagram Adam Mosseri ha affermato che le Stories sono state create per creare «un ambiente in cui le persone si sentano meno sotto pressione e a proprio agio nell’esprimersi».

I nuovi KPI o indicatori di performance potrebbero dunque diventare la quantità di tempo spesa su una piattaforma social, il coinvolgimento generato da un post e la fruibilità del contenuto video. L’utilizzo della funzione di aggiungere i post alla propria storia di Instagram e la possibilità di condividere la stessa storia con gli amici potrebbe essere il nuovo indice di prestazione del social, poiché dimostrerebbe non solo che gli utenti si sono fermati abbastanza a lungo per leggere ciò che è stato pubblicato, ma sottolineerebbe anche che il post fatto sia così interessante da essere ripubblicato nella storia di un amico o inviato a un altro utente.

Se il test avesse i risultati caldeggiati dal social network, c’è anche la possibilità che il pulsante “mi piace” rischi di essere gradualmente eliminato in futuro, costringendo i guru del marketing a dover definitivamente ridisegnare le proprie strategie.

Secondo la CNBC «gli esperti di marketing ritengono che il cambiamento potrebbe incentivare i brand ad investire in pubblicità a pagamento per promuovere i post dei loro influencer e che quest’ultimi siano costretti a pubblicare contenuti di maggiore qualità e a sforzarsi di creare una relazione più profonda con la community di riferimento».

Il test di Instagram sta suscitando un animato dibattito e creando fazioni per il “sì” e il “noo” ai like tanto da indurre il Wall Street Journal a lanciare un voto online e a interrogarsi su quale sia la verità dietro alla mossa del social network.

In Australia il responsabile di una nota agenzia di marketing sostiene che sia solo una mossa per generare profitto attraverso gli annunci pubblicitari, affermando che «Instagram vuole che le aziende investano il loro denaro sulla sua piattaforma anziché con gli influencer. Si tratta puramente di una questione di soldi».

Ma per il resto dei fruitori di Instagram, ovvero la maggior parte degli utenti del social network senza il “segno di spunta blu” o un massiccio numero di follower, questa nuova versione cosa comporterà? Considerati i documentati effetti negativi sulla nostra salute mentale, un Instagram senza like potrà forse farci diventare meno “assetati” di approvazione e più “sani di mente”?

Senza dubbio si tratta di un’ottima occasione per incoraggiare un uso più consapevole dell’app. Pensiamoci: se riteniamo che il pensiero di un Instagram orfano dei “mi piace” sia mentalmente liberatorio, potremmo restare sorpresi riflettendo su quanto spazio stiamo dando a questa e altre app nella nostra vita e prendere in considerazione l’idea di fare un passo indietro e assaporare così, durante la giornata, i nostri momenti “senza like” per gustarci finalmente la vita reale.

Facebook Comments

Chiara Cappellina

Bilingue (italiano-inglese) da sempre, giornalista pubblicista dal 2005, Chiara ha iniziato a scrivere i primi articoli all’età di 16 anni sulle pagine di Verona Fedele. Ha lavorato nella redazione de Il Giornale a Milano nel 2001 seguendo i tragici eventi dell’11 settembre. Già laureata in Scienze della Comunicazione nel 2002, con una tesi sulla “Macchina redazionale dei quotidiani” e con un master in Comunicazione e Giornalismo Scientifico conseguito a Padova nel 2003, si è occupata di nuove tecnologie e stili di vita nella lunga collaborazione con il quotidiano L’Arena. Ha poi collaborato con la redazione veronese di Leggo e del Corriere del Veneto. Tra il 2011 e il 2014 ha diretto la comunicazione in Italia di multinazionali americane come Patagonia e Harman e dal 2015 al 2017 ha curato l’Ufficio Stampa di Fiera di Vicenza. Appassionata di vino e golosa di formaggio, sensibile da sempre alle problematiche ambientaliste, ama la Scozia e la fotografia, ma le sue vere “addictions” sono pattinaggio artistico, freccette, & i suoi animali domestici (cane e gatto) a cui dedica ogni minuto libero (fosse anche di notte).

Chiara Cappellina ha 28 articoli e più. Guarda tutti gli articoli di Chiara Cappellina

Chiara Cappellina

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial
Facebook
Twitter
LinkedIn