Summertime blues

L’adorabile canzoncina di Eddie Cochran che fa da colonna sonora a questo pezzo (io ce l’ho in testa versione The Who, Live at Leeds, 1970) sembra concludere che non c’è cura per la tristezza estiva, niente può davvero combatterla se neanche sole e vacanze ci riescono.

Forse però ho trovato un antidoto praticando il mio sport preferito: stare immobile sotto l’ombrellone, con un prode bicchiere al mio fianco, lasciando che a correre siano i pensieri.

Signore e signori, il gioco aperitivo di oggi è offerto dalla premiata ditta Facebook, che in questi giorni è sottoposta a ondate successive di argomenti monotematici: si parte con quanto farete schifo da vecchi, ma lo sapranno soltanto i server della GAN russa e loro, si sa, non parlano; poi c’è una campagna per l’orsacchiotto in fuga, con fiabe da raccontare ai bambini, gente pronta col fucile e altra pronta a sparare a chi ha sparato; infine, c’è la nuova modifica alla foto profilo che sensibilizza a parlare di Bibbiano e i suoi mostri, che poi sono anche i nostri.

L’orso da 49 milioni

Un’amica ha suggerito di mettere in pausa 30 giorni tutti quelli del copia incolla, tipo i fan dell’orso, e poi al loro risveglio dal letargo chiedere a bruciapelo a ciascuno cosa pensa di M49. L’esperimento sociologico consiste nel contare quanti risponderanno “i milioni della Lega” (che poi nel frattempo sono stati attualizzati a 19, off topic). Sarebbe credo illuminante sulle vere convinzioni e ideologie dei “fedeli 3.0”.

Ma la mia tristezza stagionale non può attendere un mese, merita una risposta più immediata. Mi sono quindi buttata su un nuovo gioco: gli ossimori dell’estate! L’ossimoro – per quei lettori che stanno pensando a ossi da brodo (hmm, che fame!) – è la contrapposizione in una frase di due concetti opposti ma che trovano una certa linearità: un po’ come la mia lucida follia, insomma. Eccovene due succosi.

Il razzismo degli antirazzisti

L’antirazzista è una figura mitologica, metà radical chic e metà buono vero, che popola molte delle nostre chat e i social media. Vede sempre il lato positivo, è accogliente e aperto e cerca sempre la mediazione, il confronto, lo scambio sereno. Fa tutto questo in buona fede, convinto che il suo nome è scritto sulla lavagna dalla parte dei Buoni, sicuro ahimè che uguaglianza, equità e pari opportunità siano sinonimi. Ognuno di noi ne ha incontrato uno, molti di noi lo sono, felici di essere “L’ultimo dei giusti” (cit e tip: leggere assolutamente). Se il gruppo viene attaccato dall’esterno però avviene un fenomeno curioso: i buoni iniziano lo shaming sullo sfigato di turno che non capisce, è ignorante, chissà se ha finito le medie ma sta ancora con quella zoccola, chi lo conosce… E via così fino a diventare magicamente come LVI, il razzista che tanto detestano e rifiutano. I Buoni ghettizzano, etichettano e sì, giudicano; basandosi solo su una frase espressa male, una foto interpretabile o altre amenità, esattamente come gli xenofobi con i barconi: amano stranieri sconosciuti ma uno che sia solo un pochino non allineato al loro pensiero unico, lo distruggono senza pietà.

La tolleranza degli intolleranti

Dall’altra parte, restando in tema ideologico, noto un fenomeno particolare nelle persone dichiaratamente intolleranti, in quelli che proprio ostentano le convinzioni. Sinistra e destra le aveva già ridicolizzate Gaber, che però ha avuto la fortuna di “perdersi” i pentastellati. Indipendentemente dal credo politico, però, gli intolleranti hanno una rigidità totale e trasversale, spesso metaforicamente additata alle zone erogene ma riscontrabile di solito poco più su, zona duodeno. Questa inflessibilità nell’opinione ha un suo limite, come ogni cosa, Einstein ci insegna; e il limite appare dove meno te lo aspetteresti. Gli intolleranti, che spesso si fregiano di frasi come “eh, resti buonista finché non capita a te!”, quando poi capita a loro si squagliano come i pixel con la cellulite nelle foto di Ferragni. Xenofobi oltranzisti si innamorano perdutamente di una ragazza thailandese o cubana, diociscampi financo meticcia!, favorendo di fatto l’entrata di nuovi stranieri nel Paese. Quelli contro ebrei e musulmani (di solito in combo con l’alta finanza) bestemmiano il loro unico Dio ogni due parole e al primo lutto importante si convertono al buddismo. Poi quelli che odiano vegani fruttariani e crudisti, quando la figlia si scopre intollerante (giustificata) a qualcosa, ribaltano volentieri il proprio stile alimentare.

Infine, impossibile non citare l’amore incondizionato per gli animali che pervade trasversalmente gli odiatori più accaniti: avete mai visto un pelato tatuato neonazista o il suo omologo gruffone tatuato antifa senza uno o più cagnoloni al braccio? Odiare full-time è faticoso, ogni tanto c’è bisogno di dare amore.

Le contraddizioni sopra esposte sono solo la punta di un iceberg che diventerebbe più pesante del Titanic e poi il prode bicchiere chiede rinforzi… quindi, direi, bastano a mostrare che siamo improntati geneticamente allo schieramento, qualcuno anche aggressivo, ma con le deviazioni che ognuno decide di prendere. Forse pensate che questa incoerenza sia sbagliata, una sorta di alto tradimento dell’Idea, che è fondamentale stare sempre e comunque Fedeli alla Linea (cit e tip 2: ascoltare assolutamente). Pensate che io stia dal mio ombrellone condannando questi comportamenti?

Voglio dirvi che no, non lo faccio; non è necessario farlo. Cambiare idea è bellissimo e liberatorio, approvare e sostenere un argomento anche se a parlarne è uno di Loro può solo arricchirci e renderci unici, riconoscere una ragione anche piccola nell’avversario è sintomo di intelligenza, ci eleva al di sopra del nostro avversario. Le facili equazioni tra ideologia politica e (dis)umanità sono inique a prescindere. Siamo uomini, non demagogia. Con i nostri difetti, le nostre perversioni, le nostre incoerenze. Possiamo forse rimetterci la faccia, a pensare diverso dal nostro gruppo. Ma se una a caso, che conosco, sta faccia ce l’ha come il Ȼɥ£Ǿ (censura dei poteri forti! ki a stato?) potrebbe pure scoprirsi più bella, altro che filtri di Instagram.

Chiuderei con un outing scottante, la mia più eclatante incoerenza: ogni volta che sono in bicicletta, odio a morte gli automobilisti, che buttano i mozziconi e mi tagliano la strada; appena salgo in auto però… beh, è tutta un’altra storia!

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Barbara Salazer

Gira il mondo da una vita, collezionando facce e storie, ma torna sempre a casa, prima o dopo. Ha forse sbagliato studi e lavoro, ma non rinnega nulla e crede fermamente nel dare a se stessi una seconda (e terza...) opportunità. Ama la vita, la musica, i libri, il caffè e la stout. Odia la gente, ma non può farne a meno. Sta scrivendo una "Teoria della Lentezza" che potrebbe anche arrivare in libreria, con molta calma. Ha un solo difetto: l'Hellas Verona.

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